LA PEDAGOGIA DELLA RELAZIONE EMOZIONALE CONSTA DI INTERVENTI EDUCATIVI, CHE CON IL SUPPORTO DELL’ANALOGISTA, QUALE ESPERTO DEI LINGUAGGI EMOTIVI, FANNO LEVA SULLA GESTIONE DELLE EMOZIONI TANTO NEL BAMBINO QUANTO NELL’ADULTO, IN FUNZIONE DELLO SVILUPPO DELLA SOCIALITÀ INFANTILE CHE A SUA VOLTA CONSENTE LA COSTRUZIONE DA PARTE DI CIASCUN BAMBINO DELLA PROPRIA IDENTITÀ PERSONALE.

Il Metodo Educativo Emozionale Benemegliano è dinamico, frutto di anni di studio e di ricerca ed innovazione, caratterizzato anzitutto dall’attivismo che interessa sia il bambino che l’adulto e nasce dall' elaborazione personale di Stefano Benemeglio nel corso di anni di studio e sperimentazione sui dinamismi e sulla comunicazione della componente emotiva.

Il modello teorico integra i principi pedagogici del protagonismo infantile, della gradualità e della integralità dell’essere individuale con la valorizzazione della dimensione inconscia e dunque delle strategie e strumenti didattici atti a favorire lo sviluppo in forma emozionale.

Una prospettiva pedagogica basata sulla relazione emozionale consta pertanto di interventi educativi specifici, che fanno leva sulla promozione e gestione delle emozioni nel bambino ma al contempo anche nell'adulto che lo supporta: pertanto il promuovere e l’educare l’aspetto emotivo costituiscono la base per lo sviluppo della socialità infantile e di conseguenza della costruzione progressiva della identità personale.

Si tratta di tendere ad un rapporto adulto-bambino che consente una relazione individualizzata e, soprattutto, personalizzata, che pone in primo piano gli stati emozionali del bambino. Attraverso la loro valorizzazione si creano dunque le condizioni affinché, il piccolo, in una graduale comprensione e gestione di se stesso possa divenire progressivamente un adulto in grado di perseguire i propri sogni in libertà e in pace con la propria coscienza, secondo i criteri della Filosofia Analogica Benemegliana..

L’esperienze reali educative

L’intento è di armonizzare e di integrare l’epistemico universale (promuovere valori, sperimentare per conoscere riflettere, crescere) con il particolare emozionale (riconoscere le emozioni per riconoscersi).

Si tratta di una proposta innovativa, che poggia sulla sperimentazione e innovazione per offrire una risposta concreta a situazioni problematiche o che sebbene ritenute “normali” possono essere ulteriormente migliorate. Una ricerca che è data da spazi reali, tempi definiti, bisogni specifici individuati e potenzialità da evolvere. In tal modo mediante modalità individuali o collettive si propongono ai bambini attività finalizzate a far sentire le emozioni ed a vivere e rivivere emozioni, per evitare di temerle ed invece farle proprie ed impiegarle fruttuosamente.

L’Educazione Emozionale

Tenuto conto, infatti, che la natura delle emozioni è di tipo transazionale, ossia implica un’influenza reciproca tra emozioni e relazioni interpersonali, ne consegue come fondamentale presentare alcune indicazioni pragmaticamente orientative per l’azione evidenziando che una “EDUCAZIONE EMOZIONALE” si caratterizza per un agire non autoreferenziale, bensì interattivo con gli altri. Pertanto essa implica:

  • riconoscere e valorizzare la componente emotiva della persona sin dalla sua infanzia
  • essere attenta alla esigenza del singolo bambino ed alla situazione specifica;
  • favorire l’espressione personale, la creatività, la drammatizzazione per esprimere idee e ed emozioni;
  • promuovere anche col gioco attività concrete e produzione di lavori manuali;
  • non esaurirsi in se stessa nell’atto educativo col bambino, ma aprendosi ad un più vasto ambito che interessa anche gli adulti operatori;
  • promuovere la consapevolezza delle modalità con cui le emozioni influenzano e sono implicate nelle relazioni familiari e soprattutto educative caratterizzanti il rapporto fra genitori e figli;
  • porre attenzione massima alla comunicazione considerata nella sua integralità come interazione armonica fra logica ed emozione, per cui alla tradizionale comunicazione verbale e informazioni ed ai segni si affiancano interazione e significati emotivi;
  • valorizzare al posto di genericismi precettistici l’operare emotivo specifico, con i suoi principi e dinamismi fondamentali rispondenti alla situazione reale e contingente;
  • impiegare i linguaggi emotivi come strumento di esplicitazione della componente emozionale e dunque tratto distintivo di una funzione educativa intenzionale e riconoscibile anche nel sociale;
  • essere assertiva nel senso di essere propositiva valorizzando anche e fondamentalmente la componente emotiva ed impegno deciso.

Perché appare importante operare sulle emozioni?

In quanto i vissuti emotivi e la loro gestione costituiscono la base per l’equilibrio ed il benessere interiore; entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi è la base del per conoscere progressivamente se stessi e divenire in modo sereno consapevoli di sé e delle proprie scelte.

Si tratta di riconoscere in ciascuno di noi il “bambino reale” (come evidenziavano le Sorelle Agazzi) non tanto da disciplinare quanto da ascoltare, scoprire, rispettare e promuovere nella sua crescita e dinamismi armonici di dimensione emotiva e quella razionale.

L’EDUCAZIONE AI SENTIMENTI È QUINDI UN CAMMINO SIGNIFICATIVO DA COMPIERE PER MEGLIO COMPRENDERE SE STESSI E GLI ALTRI.

In tale prospettiva si inseriscono anche le regole da vedersi non come imposizione ed esclusivamente limitanti, bensì come riferimenti che infondono sicurezza, ordine, ossia mezzo illuminante per un divenire armonioso. Ma perché abbiano efficacia necessitano di tener conto anche della dimensione emotiva e che siano al contempo caratterizzate da costanza ( occorre evitare che dipendano dagli umori contingenti del genitore), flessibilità ( in quanto funzionali all’uomo ed alla situazione contingente), chiarezza e determinazione ( evitare ambiguità ed incertezze nel darle). In sostanza il fine dell’educatore è formare persone non ubbidienti ma consapevoli di sé.

Il porre attenzione alla dimensione emotiva costituisce la base anche per promuovere la creatività, il perseguire con decisionalità i desideri e dunque la motivazione per la loro conquista.

La pedagogia della relazione emozionale consta di interventi educativi, che con il supporto dell’ Analogista, quale esperto dei linguaggi emotivi, fanno leva sulla gestione delle emozioni tanto nel bambino quanto nell'adulto, in funzione dello sviluppo della socialità infantile che a sua volta consente la costruzione da parte di ciascun bambino della propria identità personale.

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