«LE CAUSE DELLA TRASFORMAZIONE DEL BENESSERE IN MALESSERE E DELLA SALUTE IN MALATTIA, SONO I RAMMARICHI, I RIMPIANTI, I RANCORI, LA RABBIA, I RIMORSI. FATTORI REATTIVI DELLA MENTE DELL’INDIVIDUO COMPORTANTI IL CONFLITTO CON SE STESSO. UNA SORTA DI RABBIA DISTRUTTIVA PRIMORDIALE CHE VA AD ATTACCARE L’INDIVIDUO NEL SUO PENSIERO E NELLA SUA FISICITÀ, SINO ALL'ODIO CON SE STESSO, DI UNA PROFONDITÀ TALE DA ALTERARE IL PENSIERO CON L’ABERRAZIONE E LA FISICITÀ CON LA MALATTIA».

Stefano Benemeglio 4.5.2015 Roma

 

Esiste un legame sottile che lega il pensiero al corpo, un legame invisibile, spesso di difficile interpretazione, ma capace di produrre effetti incredibili, la dinamica responsabile è la relazione mente-corpo in grado di arrivare a manifestarsi all’occhio umano, divenendo tangibile, quando raggiunge la sua massima espressione.

Le nuove frontiere del benessere spingono a guardare oltre ai traguardi che la medicina tradizionale ha fino ad oggi raggiunto, dando rilievo ai molteplici fattori di influenza esterni che contribuiscono a rendere l’individuo sensibile e suscettibile a malattia. Fattori ambientali, fattori sociali, ma soprattutto fattori emozionali, giocano infatti un ruolo importante nei meccanismi che conducono all’origine di somatizzazioni funzionali (attacchi di panico, ansia, angoscia, paure infondate, fobie, etc.) e di malattie organiche espressione massima di sofferenza interiore.

Stefano Benemeglio, psicologo e ricercatore nel campo del comportamento umano, si inserisce in questo contesto conducendo studi e ricerche che lo portano a definire la relazione che lega la mente e il corpo in qualità di “analogia”, convinto che ciò che realmente leghi la manifestazione corporea di una determinata malattia organica o somatizzazione funzionale alla mente psichica, sia di matrice emozionale e riconducibile al vissuto dell’individuo e ai momenti di maggior sofferenza che lo hanno caratterizzato.

Mente e corpo sarebbero quindi legati dal filo sottile del malessere e del disagio dato dai conflitti non risolti che, rimasti chiusi per troppo tempo, finiscono con l’esplodere in forme di manifestazione devastanti e chiaramente visibile agli occhi. Quasi come ci fosse la necessità da parte dell’emotività interiore di ciascun individuo di manifestarsi ed essere ascoltata, indipendentemente dalla propensione o meno dell’individuo stesso di porle attenzione.

Ad una parte emotiva non ascoltata, tenuta nascosta e repressa, non resta altro che lo sviluppo della malattia quale unica via per catalizzare l’attenzione dell’individuo. In questo modo, il disagio celato diviene finalmente visibile ed esposto alla luce del sole.

È quindi, secondo le teorie benemegliane, il tentativo di reprimere la sofferenza del passato ad essere la causa originaria del disagio contingente, il tentativo di tener dentro rancori, rabbia, sofferenza a muovere il meccanismo della malattia che affligge l’individuo e che è oggi al centro del suo mondo.

Il sintomo è l’unico modo per la parte emotiva ferita di manifestare la sua esistenza, l’unico modo per far sentire la sua voce, per richiamare l’individuo ad affrontare i suoi turbamenti affinchè il futuro non sia il risultato di un passato irrisolto e di aspettative frustrate, ma un terreno pronto ad accogliere i frutti migliori.

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